Viviamo in un periodo in cui siamo tutti chiusi nel proprio ristretto ambito individuale, tutti presi dalle beghe quotidiane e da un sistema che impone ritmi accelerati, pena l'emarginazione, Siamo consumatori, ma anche consumati e il nostro tempo si consuma insieme a noi. Si vive separati, nella indifferenza e disinteresse verso ciò che ci circonda: tanti episodi di cronaca quotidiana sembrano testimoniare uno stato di paralisi emotiva, mancanza di empatia, paura che si trasforma in violenza. E tanta rabbia.
Ed è in questo spaesamento che si fa più pressante il bisogno di sentire "parole gentili".
Lo psicoanalista Adam Phillips e la storica Barbara Taylor, hanno scritto un bellissimo libro, intitolato "Elogio della gentilezza" ("On Kindness"), elogio di un valore sommesso e discreto : la capacità di ascoltare e accogliere le fragilità, ma anche le energie altrui. A detta degli autori, al giorno d'oggi la gentilezza è vista come debolezza e chi è gentile, è visto come uno sciocco, un perdente, un nostalgico. Un comportamento gentile è spesso visto con sospetto. Troppe persone sono diffidenti, egocentriche, respingenti, aggressive, indipendenti.
Eppure dobbiamo ammettere che, nella nostra più intima fragilità sentiamo il bisogno di gentilezza perchè “in un mondo gentile ci sentiamo più al sicuro e, quindi, più liberi”. La principale funzione della gentilezza è di farci sentire più connessi con le altre persone, ma anche quella di renderci più contenti, non solo quando riceviamo gentilezza, ma anche quando la usiamo con gli altri: “Le persone hanno bisogno degli altri non solo per avere compagnia o sostegno nei momenti difficili, ma per portare a compimento la loro umanità” scrive Phillips.
“Un indicatore della salute mentale” scriveva Winnicot nel 1970, “è la capacità di un individuo di entrare in forma immaginativa e in maniera accurata nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona; e anche di concedere a un’altra persona di fare la stessa cosa con lui”.
Nel nostro laboratorio teatrale, abbiamo iniziato oggi a lavorare ad un nuovo vocabolario di "parole di conforto". Parole che ci facciano sentire bene, che ci accarezzino e ci diano forza.
Questo è il primo risultato, ma contiamo di arricchirlo, con il contributo di tutti:

